venerdì 20 novembre 2015

JONAS GRINN di FRANCESCA CALDIANI


Ultimamente sono molto attratto dai romanzi per ragazzi. Colpa del Clan dei Cari Estinti? Possibile. Spio la concorrenza? Cerco di capire cosa gira nel mondo della fantasia? Cerco nuovi stimoli? Beh, direi che la mia curiosità è mossa da tutto questo. Mi attirano le copertine colorate, la grafica (con scelte spesso molto interessanti) e le storie dove la fantasia vince su tutto. 
Avevo letto cose ottime sul romanzo della Caldiani in giro sul web e per me era quasi impossibile resistere alla tentazione e non cadere nella sua "trappola" letteraria (siamo arruolati nella stessa scuderia, sì o no?).

Dopo la lettura cosa posso dire del romanzo JONAS GRINN?
Posso dire che le recensioni lette sul web non avevano esagerato con i complimenti e gli elogi. Stile scorrevole, sicuro, semplice, cinematografico. Una cura maniacale nella costruzione del mondo dove si muovono i personaggi e una bravura davvero sorprendente nella descrizione delle macchine volanti (i Kayt), dei meccanismi che le fanno volare e anche degli scenari dove si svolgono le gare (con non poche difficoltà). Ecco, credo che il pregio maggiore dell'autrice è proprio questo: la ricchezza del mondo fantastico che crea con una padronanza davvero invidiabile.

La storia è semplice: Jonas Grinn è un ragazzino di 13 anni che sogna da sempre di volare con i Kayt, delle macchine volanti di incredibile bellezza e velocità. Entra nella scuola del Giglio per tentare una carriera come pilota professionista e durante questo percorso, scoprirà, dopo la morte improvvisa di un giovane pilota durante una gara, che il mondo dei Kayt è molto meno limpido e pulito di quanto immaginasse prima di entrare a far parte del complesso meccanismo. Al suo fianco ci saranno per tutta la storia il suo amico Max, conosciuto nella scuola, (un personaggio così affascinante che in più di un'occasione ruba la scena al protagonista) e Naki, la bambina-ingegnere di cui è segretamente innamorato. 
Misteri, attentati, morti inattese, tradimenti, gare mozzafiato, cattivi, isole contaminate, un'organizzazione segreta che si oppone al Governatore e poi... tantissime altre cose che non posso anticiparvi per non sminuire il piacere della lettura.

Un romanzo, insomma, che vola via come un Kayt ad energia solare...  un vero salto in un mondo altro che non può lasciarci indifferenti.

Adatto a chi ama il fantasy distopico, le corse, le macchine volanti (Guerre Stellari?), i romanzi di formazione.

Edizioni Watson.
Pagine 435.
Prezzo: 10 euro.

sabato 31 ottobre 2015

UN'INTERVISTA PER HALLOWEEN


Buon Halloween a tutti!!!

Io lo festeggio così, proponendovi un'intervista molto particolare che è formata dalle domande che i lettori mi hanno posto ieri pomeriggio sulla pagina FB della Watson Edizioni, casa editrice romana che ha creduto nel mio folle mondo e ha pubblicato IL CLAN DEI CARI ESTINTI.

Ciao Carlo!
Io ho letto il tuo libro e mi è piaciuto davvero tanto: amo particolarmente l'ambientazione che mi ha ricordato il mio regista preferito, ovvero Tim Burton.
Dato, però, che scommetto ci saranno molte domande sul libro da parte dei "lettori extra watson", voglio chiederti tutt'altro giusto per rompere il ghiaccio.
Ad esempio, quali sono le tue serie tv preferite? Gli scrittori preferiti? I film preferiti e la musica preferita? Lo so, mi starai odiando, ma l'arte è bella perché ha mille sfaccettature.

Più che altro ci sarà qualcuno che ti starà odiando in questo momento perché hai bruciato troppe domande in una volta sola. Sono felice di sapere che il mio romanzo ti è piaciuto... e sì, lo confesso, Tim Burton, ma anche Neil Gaiman e Stephen King, sono dei punti di riferimento immancabili. Le mie serie preferite? Io con la serialità ho qualche problema. Mi annoio e non riesco a essere fedele nel tempo. Ho seguito le prime due stagioni di LOST e poi mi sono arreso. Sono legato ai telefilm della mia gioventù… cose molto pop come “George & Mildred”, “Alice”, “Mork & Mindy”, “Strega per amore”, “I Jefferson”… e tanti altri.  Film preferito? BLADE RUNNER. Musica? Navigo negli anni ’80. Eurythimcs, Culture Club, Prince e compagnia danzante.

L'idea di far "rivivere" le anime nel "Clan dei cari estinti" è legata al desiderio di alleggerire il cuore, sperando che i nostri cari estinti, "vivano" ancora e li si possa riabbracciare un giorno?

Scrivendo la storia di Sad ho provato a immaginare un DOPO più divertente e imprevedibile. Spero di esserci riuscito.

Durante una presentazione del Tuo romanzo, IL CLAN DEI CARI ESTINTI, raccontasti chi ti sussurrò il nome di Sad all'orecchio. La domanda è… lui sarebbe felice e onorato secondo te?


Io non lo so. Spero tanto che lo sia... da quel mondo altro dove tutti finiremo prima o poi. Ho fatto del mio meglio per essere fedele alla scintilla originaria.

Tu dove ti faresti trasportare dalla magica pietra, se fossi nei panni di Sad?

A casa di Stephen King!

Vorrei sapere se per te è più importante sfogare le tue emozioni attraverso la scrittura oppure il desiderio, magari inconscio, di far emozionare il tuo lettore con le parole intense che scrivi.

Quando scrivo non penso mai al possibile lettore che in un futuro più o meno lontano leggerà le mie parole. Cerco di restare fedele alla storia che ho in mente senza mettermi limiti di nessun genere. Sfogo invece le mie emozioni. Lascio liberi i miei fantasmi irrequieti. Loro sì che sono tanti e pretenziosi.

Il tuo è un romanzo piuttosto giovanile. Come mai questa scelta di scrivere un romanzo per ragazzi?

Sembrerà strano, ma non ho mai pensato di scrivere un libro per ragazzi. Io sapevo soltanto che dovevo scrivere assolutamente la storia di Sad. La voce e il ritmo sono venuti fuori in un modo del tutto naturale. Senza calcoli di nessun tipo. Una scrittura molto istintiva e spontanea. Non mi era mai capitato prima di allora. Credo che il romanzo sia adatto ai ragazzi dai 10 ai 99 anni. Io coltivo ancora moltissimo il bambino scemo che c'è in me.

Una domanda secca: in cosa Sad ti somiglia?

Beh, in diverse occasioni, durante le presentazioni pubbliche, mi hanno chiesto quanto c'è di Sad in me. Potrei dire tutto e niente. Inevitabilmente le nostre storie sono impastate di emozioni, ricordi, momenti che abbiamo vissuto nel reale. Un mix che mi è difficile classificare e controllare. Si vive di onde e rimandi.

Ho amato IL CLAN DEI CARI ESTINTI come anche il tuo primo romanzo "DOMANI SARA' UN GIORNO PERFETTO". Ho apprezzato particolarmente la facilità con cui riesci a delineare le personalità tipiche degli adolescenti (Sad/Corrado per “il Clan…” e Denis per "Un giorno…"). Tra l'altro l'ambientazione nostrana (che francamente preferisco), priva di (in)credibili stranierismi forzati, determina una forte maturità narrativa. Una narrativa che molto spesso ha a che fare con argomenti che mi stanno molto a cuore e la morte è uno di questi. Che rapporto hai tu, con la morte? O meglio, con ciò che pensi (o non pensi) ci sia dall'altro lato?

Con la Signora Morte ci diamo del tu perché già troppe volte ha suonato al mio campanello. La faccio entrare, le offro un caffè e cerco di fregarla con qualche trucchetto. Ma Lei è furba e non ci casca quasi mai. Mi dice sempre "A presto!" quando va via. Io sorrido, chiudo la porta e tocco il cornetto che ho in tasca. In questo sono molto napoletano.

Una curiosità che ho sempre nei confronti di chi scrive... musica e scrittura... Mi immagino sempre uno scrittore che scrive mentre in sottofondo ha la sua musica preferita, per trarre ispirazione... è cosi per te? Lo è mai stato? Non ho letto Sad, ma trovo la tua scrittura molto ritmica (parlo del precedente libro...”Domani sarà un giorno perfetto”) e che richiama immagini molto musicali ... Sad è stato ispirato dalla (tua) musica?

Il mio primo romanzo, ha un ritmo e uno stile molto diverso da quello de  IL CLAN DEI CARI ESTINTI. Sono due libri diversissimi, ma con un'anima in comune. No, devo deluderti. Io, quando scrivo, non ascolto musica. Scrivo nel silenzio assoluto, completamente concentrato sulla sinfonia di voci che ho in testa. Se dovessi mettere nello stereo un cd di David Bowie o Billy Corgan... poi ascolterei soltanto la loro musica e non scriverei più neanche una riga.

Rileggendo IL CLAN DEI CARI ESTINTI ti è capitato di emozionarti? Se si, quale parte ti ha particolarmente emozionato?

Ogni volta che mi è capitato di rileggerlo mi sono emozionato e sorpreso. Una storia non smette mai di raccontarti delle cose diverse. Cambia e si evolve.

Cosa chiederesti al Pozzo delle Voci?

Se esistesse davvero nella realtà, chiederei al Pozzo delle Voci di farmi parlare con delle persone care che non ci sono più. Persone che mi mancano moltissimo Troppo.

Io ho cominciato ieri il tuo libro e la prima cosa che mi è venuta in mente è: da dove hai tratto l'ispirazione per questa storia? Banalmente, come ti è venuta l'idea?

La storia di Sad nasce all'improvviso, il giorno di Halloween del 2012, mentre sono al funerale di un caro amico scomparso inaspettatamente pochi giorni prima. L'idea che il funerale di Corrado Sobrero (egregio scrittore e persona meravigliosa) si celebrasse il giorno di Halloween, mi sembrò il suo ultimo sberleffo alla vita. Ecco, mentre guardavo la sua bara entrare nel loculo, mi esplose nel cervello una domanda assurda: e se chi muore ad Halloween morisse solo un po'? Tutto è nato da lì. Da quella scintilla d'amore.

Ho letto entrambi i tuoi libri e per diversi motivi entrambi mi hanno emozionata, ma Sad è riuscito anche a farmi piangere e sorridere allo stesso tempo e ti chiedo quanto Carlo c'è in Sad? Aspetto il seguito.

Sad è molto più forte e coraggioso di quanto lo sia mai stato io. Lo invidio... ha un cuore grande e non teme il sacrificio. Io, invece, sono un Nerd. Tutto qui.

Ho visto molto affetto attorno al tuo Sad e appena dopo la fine del libro si sente la mancanza del personaggio che ci ha fatto compagnia durante la lettura, vorrei chiederti: ma questa storia avrà un seguito? E a parte il seguito, hai mai pensato di farlo addirittura diventare una serie? " Le fantastiche avventure di Sad e la sua combriccola!" Sarebbe fantastico! Comunque complimenti, il Clan mi è piaciuto veramente tantissimo, è un piccolo capolavoro per il suo genere.

La nostalgia post-lettura ha catturato molti lettori e se mi verrà un'idea davvero bella... perché no... Sad e combriccola mancano moltissimo anche a me.

Sei al tuo secondo romanzo e mi pare di capire che IL CLAN DEI CARI ESTINTI stia riscuotendo un successo particolare, sento un'intensa partecipazione e condivisione. Secondo te è il genere gotico che ha portato a questo? E se sì, credi di proseguire su questo genere narrativo?

No, non penso sia il genere... penso sia merito di Sad. Solo suo.

Qual è il tuo scrittore preferito in assoluto? E qual è uno dei libri più belli che tu abbia mai letto?

Stephen KIng. Il più bello? L'amico ritrovato. Mi travolse e mi sconvolse.

Ho sempre amato il genere gotico. Le mie prime letture sono state sotto il segno dei Classici come Stoker, Lovecraft, Lewis e qualcosa di meno horror ma più sottile come Henry James, prendiamo ad esempio Giro di vite. Il clan dei cari estinti potrebbe diventare un grande classico. Lo hai scritto ispirato ad un sogno, ad una lettura o ad un puro gioco di pensieri fantastici? La trama è davvero particolare.

Ho già risposto su come arrivò la scintilla creativa. Poi, quella scintilla, si deve domare e controllare. Dopo c'è il lavoro sporco. Ovvero, mettersi con il sedere su una sedia e scrivere, correggere, limare, rivedere, assemblare, scrivere ancora, buttare nel cestino, maledire il tempo e i dolori di schiena, tagliare ancora, riscrivere e così per due anni. Un gran divertimento, che dici?

Oggi ho definito il tuo romanzo Nerolacrima. Nel leggerlo ho provato un emozione particolare: l'ansia della perdita con la speranza che il ricordo possa mitigare il dolore. Quale è la frase del romanzo che più da il senso alla tua visione della vita?

Impossibile per me indicare una frase tra tante. Penso che questa, però, sia alquanto rappresentativa del tutto: "Perché era bello fidarsi. Era bello affidarsi. Farsi accogliere tra le braccia di qualcuno e lasciare che la corrente decidesse da sé la riva da conquistare."

Se Tim Burton ti contattasse per una versione cinematografica di "Il clan dei cari estinti", sapresti già chi proporre per i vari ruoli? (E dai, Sig. Tim, lo contatti!). E un'altra domanda, presto presto che sono quasi le 18. La notte, ti capita di dormire con l'abat-jour acceso? A me, si.

No, io devo avere solo buio intorno. Un film di Tim Burton? Non oso sognare così tanto.

Mi chiedo spesso come nasca un personaggio. Sad per esempio. Arriva subito ? Come ti bussasse sulla fronte? Insistente e superbo, o si costruisce pian piano, cancellatura dopo cancellatura?

Sad, o chi per lui, mi ha sussurrato il suo nome il 31 ottobre del 2012... e da quel momento, non mi ha più lasciato solo.

In che modo può essere terapeutico scrivere? Lo è anche secondo me, intendiamoci, ma mi piacerebbe che tu specificassi il tuo modo di vivere la scrittura.

Io non sono una persona normale. Ho tante fobie, paure, insicurezze, inadeguatezze... insomma un pasticcio umano che cammina su due gambe. La scrittura mi permette di creare un mondo-altro dove io posso sentirmi a casa... dove posso legittimare i mie lati oscuri. E inoltre mi diverto che nella vita, mi pare, non è cosa da poco.

Hai in mente di usare uno o più dei tuoi personaggi in un seguito del libro o magari in altri romanzi?

Per ora non ho in mente niente, sebbene, come ho già accennato in una risposta precedente, la combriccola di Sad mi manchi moltissimo. E infatti ho scritto un racconto proprio per calmare questa ansia nostalgica.

Quale dei personaggi di cui hai scritto è più ispirato alla tua vita o alla vita di persone reali?

Tutti i personaggi hanno qualcosa che ho rubato ad amici, conoscenti o persone spiate per strada. Chi scrive ruba... ruba sempre. Mai fidarsi di un racconta-storie.

Mi hanno appena regalato il libro e sono ancora alle prime pagine però sono meravigliata dalla semplicità con cui scrivi, come se le parole venissero fuori da sole. Allora ti chiedo, dove hai trovato l'ispirazione per Corrado?  È forse una parte di te o della tua infanzia?

Ho già risposto sulla fonte che mi ha ispirato e non mi ripeto. Ovviamente c'è anche molto della mia infanzia dentro al romanzo. Ad esempio... l'ospedale abbandonato che descrivo nel primo capitolo, è preso dalla mia vita reale. Ci giocavo da bambino e si trovava davanti a casa mia. Un regno di cemento e angoli oscuri. 



Grazie a tutti gli amici zombie che hanno partecipato al gioco. Dolcetto o scherzetto? Ovviamente scherzetto. eheheh...



mercoledì 28 ottobre 2015

VIVERE SENZA PAURA


Noi non c'eravamo abituati. Mi pare di no. Se ci penso bene mi pare di no. Forse non ricordo bene io, perché a volte le pieghe più nascoste della realtà ci sfuggono per troppa fretta e distrazione. Ci devo rimuginare bene su questa cosa, ma a essere sincero fino al midollo...sì, ecco, mi sembra proprio che non c'eravamo abituati a tutti questi giovani uomini che ci chiedono qualcosa lungo le strade della nostra città. Soldi, chiedono soldi. Seduti per terra, fuori da una Banca, fuori da un negozio di mutande fashion, oppure fuori da un negozio di Kebab gestito da dei pakistani. 

Sono posizionati strategicamente ovunque. Una scacchiera della disperazione. Una ragnatela impossibile da evitare. Ci vai a sbattere sempre contro, E quando ci passi davanti, semmai con il giornale appena comprato sotto il braccio o le buste della spesa cariche di roba, ti senti un verme perché loro sono lì, seduti per terra con delle scarpe sgangherate e un giubbotto troppo grande o troppo piccolo, e tu passi e fai finta di niente. 
Oppure dici "Mi dispiace non ho niente", o tiri fuori la solita balla del "Ho dato già qualcosa a un tuo collega poco fa!". Collega? Parliamo di una confraternita? Di una categoria specifica di lavoratori? Oppure diciamo "collega" senza alludere a traffici e mafie e vogliamo semplicemente dire "compare di sfiga" o "amico di sventura"? 
Io mica lo so bene come funziona la mia testa e cosa mi prende in certe situazioni. Perché mi vergogno di me stesso e cerco di schivare quelle ragnatele allungando il percorso per tornare a casa? Mi pesano i loro occhi scuri, umidi, profondi o forse in quel nero ho il timore di vedere cose che non voglio scoprire. Io al loro posto. Io un paese straniero lontano dalla mia famiglia, la mia terra, i miei odori e le mie certezze. Io buttato per strada a chiedere spiccioli per... per qualcosa. Qualsiasi cosa. 
Ci penso spesso a questa cosa e non so bene come fare... forse per timidezza e inadeguatezza. Io ci sono nato con la sensazione di essere sempre fuori fase. Potrei sedermi affianco a uno di loro e presentarmi. Ecco, sarebbe così semplice. Io sono Carlo... tu come ti chiami? Forse riusciremmo a parlare e forse potremmo andare a berci una cosa insieme come due compari, come due amici, spezzando l'odiosa ragnatela che trasforma lui in un profugo disperato e me in un occidentale privilegiato. Livellare le altezze e capire che siamo due ragazzi, due uomini, due esseri umani che si possono raccontare qualcosa davanti a un bicchiere di birra. E io lo so che sarebbe bellissimo farlo... ma tutte le volte mi blocco e cambio strada. Perché non vedere, non sentire, non toccare è molto più semplice che VIVERE SENZA PAURA. 

giovedì 22 ottobre 2015

I RICORDI NON BUSSANO



Ieri sera, la serata di presentazione in carcere del libro I RICORDI NON BUSSANO è stata emozionante e intensa. Più di quanto io, cinico schifoso, potessi ipotizzare in uno slancio di ottimismo. 
La sfiga stava tramando contro di me: dopo 6 anni di Fiesta (intesa come macchina), la batteria ha deciso di mollarmi proprio ieri pomeriggio quando sono uscito di casa per raggiungere Sassari e poi partire per Nuchis con un amico libraio e un nuovo volontario che collabora per il corso di scrittura creativa.
Prova e riprova la macchina non ne voleva sapere di mettersi in moto. Fermo come un idiota sotto la pioggia cerco di trovare una soluzione. Alla fine tento con l'elettrauto. Riuscirò a partire per tempo? Il cavaliere delle batterie morte arriva in motorino con un k-way per ripararsi dalla pioggia. Apriamo il cofano, sistema i cavetti di una valigetta portatile e... girando la chiave, la macchina si mette in moto con un ruggito. Sono le 16:20. Avviso i colleghi e parto. Insomma, tra batteria rianimata e pioggia a catinelle (per non parlare delle curve per arrivare in carcere) ci fermiamo davanti al cancello giusto in tempo per la presentazione.
Partono i controlli. L'amico libraio si è dimenticato carta d'identità e patente nella sua macchina. Io e l'altro volontario passiamo oltre e lui, invece, viene bloccato per far partire un'altra procedura per capire se è proprio la persona che dice di essere (la sua faccia da talebano può aver spaventato le guardie... forse!). Emoticon smile
Entriamo nella struttura. Altra verifica. Lasciamo i documenti nella guardiola e passiamo oltre il metal-detector.
C'è già la stampa che intervista la direttrice e Giovanni Gelsomino che ha curato il romanzo fino a farlo diventare un libro di carta.
Io manco da parecchi mesi. Esattamente da aprile quando ho iniziato a lavorare in ristorante. Quindi, per me, è una vera botta di adrenalina entrare nella sala del teatro (eh sì... in carcere c'è anche un teatro con tanto di palcoscenico, sipario e impianto audio e luci) e ritrovare i miei "alunni".
Siamo saliti sul palco io, Federico Piras e Giovanni insieme alla direttrice e a una giornalista de L'Unione Sarda. La Nuova Sardegna latitava... "tanto per cambiare" direbbe qualcuno. Ma noi no... che siamo buoni e non pensiamo mai male. Noi.
La presentazione inizia. Tutti parliamo brevemente di cosa ha rappresentato per noi il corso e io, a modo mio, cerco di mettere insieme dei concetti e dei pensieri con un senso logico (non sempre mi viene facile). Poi tocca agli alunni - i veri protagonisti della serata - e qui arriva la nota dolente per il mio cinismo cronico. Eh sì, bella gente, mi sono emozionato in più di un passaggio e guardandoli e ascoltandoli mi sono ricordato ancora una volta di quanto gli ho voluto e gli voglio bene a questi testoni rompiballe.
Ora il libro esiste. Costa solo 10 euro. Ma vale molto, molto di più. Pensateci. Io, nel mio piccolo, ho fatto la mia parte.




Emoticon 

lunedì 21 settembre 2015

VINCENZO RESTIVO - QUANDO LE CAVALLETTE VENNERO IN CITTÀ


Dopo una lunga pausa di riflessione - e chiamiamola riflessione! - si torna a sputacchiare qualche pensiero sulle pagine di questo blog che trascuro sempre di più. Padre degenere e con la memoria corta. La mia memoria. Parliamone. Un corto circuito niente male. 

I ricordi. Il peso dei ricordi e il peso micidiale delle scelte che possono determinare la nostra felicità o la nostra disperazione. Ritorno con un'intervista a un giovane autore che riesce a turbare e ad accarezzare il lettore con le sue storie piene zeppe di insetti e sentimenti controversi. Un autore sincero e diretto, capace di parlare di sé con una nitidezza rara. Ecco a voi il frutto del nostro incontro:

Com’è nata l’idea del romanzo Quando le cavallette vennero in città?
Le donne. Volevo scrivere una storia di donne, una di quelle storie che mostrasse quanto le donne siano un universo di bellezza e sorpresa. Andy non ha un padre, vive assieme a sua madre e sua nonna, e anche per Blu è lo stesso: Rosi è la sua unica famiglia. Gli uomini sono solo accennati, trapelano nei ricordi, ma sono figure deboli, spesso superflue o addirittura elementi di fastidio. Le donne portano avanti la famiglia, una famiglia che, nonostante la rigidità cattolica di fondo, è scomposta, lontana da ogni canone tradizionalista.  Ecco, credo sia stata questa l’idea iniziale, in qualche modo dovevo ubbidire a questo bisogno. E l’ho fatto.

Cosa pensi quando classificano le tue storie come “letteratura gay”?
Sono omosessuale e in più  co- direttore agli eventi letterari di un’associazione LGBT nel casertano (RAIN), quindi,  la questione mi sta molto a cuore, non posso nasconderlo. Tuttavia, catalogare i miei libri, e non solo, come letteratura di genere LGBT , credo sia abbastanza limitativo e fuorviante. È giusto che ci sia una corposa letteratura che affronti temi Lgbt  e di testi di successo se ne contano a centinaia, dai romanzi di Patroni Griffi a Pasolini, da Wilde a Besson, ma il punto è che, non sono solo questo.  Dopo il neo realismo, ancora di più, si è avuta un’impressionate ibridazione di generi, la letteratura ha cominciato ad avere un’incessante sete di novità. È giusto, quindi, che ci sia una cultura LGBT che miri all’inclusione (che non è integrazione), quanto l’unico modo per inglobare una diversità nelle infinite differenze che vivono la nostra realtà culturale.

Il tuo coming-out ti ha creato problemi nella vita e nel mondo letterario?
Sono gay, lo sono dalla nascita e, sebbene ancora molti pensano che l’omosessualità sia una scelta di vita, la mia naturale non-scelta è parte di me e quindi fa parte del pacchetto "autore/scrittura". Non mi ha creato problemi perché non ho avuto mai bisogno di rivelare qualcosa che sono sempre stato naturalmente.

La tua passione per la scrittura quando nasce e dove e quando ami scrivere?
Ho cominciato a scrivere a dodici anni. Il mio primo lavoro consisteva in una raccolta di raccontini  un po’ gotici che feci leggere alla mia insegnate di Italiano alle scuole medie e rimase un bel po’ sbalordita dai contenuti. Mi rivelò di aver pensato di parlare coi miei e consigliargli di mandarmi in cura da uno  psicologo, ma poi, due anni dopo, si prestò per scrivere la prefazione del mio primo romanzo…horror. Amo scrivere ovunque, specialmente mentre viaggio, quando sono in treno e i paesaggi mi saettano di fianco, dietro al  finestrino, come tanti fotogrammi impazziti.

Quanto c’è di te nella storia che racconti?
Un po’, non tanto. Quanto basta, quanto è giusto che ci sia.

La tua prima memoria culturale?
Il libro Cuore di De Amicis. Lo comprai a Napoli, su una di quelle bancarelle dove le cose sono così economiche che pensi  sia una truffa. Me lo  consigliò mia zia, che insegnava Italiano alle scuole elementari. Ho pianto tanto per quel libro, ma mi ha lasciato indubbiamente la passione che ancora oggi ho per la letteratura di formazione.

Musiche e visioni che ti hanno cambiato la vita?
Un paio di film: Beautiful thing di Hettie Mcdonald, la storia d’amore di due ragazzini omosessuali e il loro coming-out nella londra proletaria; Riflessi sulla pelle di Philip Ridley, l’infanzia negata di un ragazzino che deve fare i conti col mondo disilluso degli adulti.
Tanta musica: Vienna Teng, Tilly and Wall, Damien Rice. Ascolto e le idee vengono da sé. Come quelle indomabili magie non richieste.

 Il libro dove vorresti abitare?
Gli occhi di Mr Fury di Philip Ridley. Un altro romanzo di formazione, di amore, di diversità nelle diversità, di conflitto, di accettazioni. E anche di magia.

 Biografia in una playlist?
Sarà perché ti amo- Ricchi e Poveri/ Never Ending Story – Limahl/Dream a litte dream of me / Mama Cass Elliot / Inmortal- La oreja de van Gogh/ City Hall-Vienna Teng/ Elephant- Damien Rice/ Buon compleanno-Daniele Groff/ Night of living dead- Tilly and Wall/ Mia- Gatto Panceri/ Fly High- Shaggy/ poi tante altre mille e duecento…

 Cosa stai leggendo?
Il Cuore Segreto di Simona Ferruggia

Mai compiuto illegalità nel nome della cultura?
Non ne sarei capace. Sono troppo impacciato

Feticismi tecnologici?
Nessuno. Se mi avessi chiesto quelli sessuali, ti avrei redatto una lista.

Cosa odi e ami del web?
Amo gli acquisti sul web, sono rapidi e comodi e la velocità con cui circolano certe notizie.
Odio però  le notizie scritte male e la falsa informazione. Con Internet è più facile incitare xenofobia. Internet sfrutta i cervelli deboli, quelli arrabbiati per come vanne le cose, quelli che per la pochezza intellettiva e culturale, non si preoccupano di guardare oltre il loro naso. La cattiva informazione sollecita le menti già debilitate o le spegne del tutto.

Un politico che ti piace?
     Vendola. Soprattutto per l’orecchino. Non sono ironico.

La frase-scusa preferita?
Non posso. Devo studiare. (Di studiare, non si finisce mai)

A 13 anni cosa volevi fare?
Il veterinario.

Hai il potere assoluto per un giorno. La prima cosa che fai?
Debellerei le malattie mortali. E così, anche l’ansia di morire troppo giovane.

Se la tua vita fosse un film chi sarebbe il regista?
Ferzan Özpetek

Come spiegheresti a un bambino la parola: felicità?
La felicità è come un ghiacciolo al sole. Devi sbrigarti a godertelo perché poi si scioglie

Cosa conta più dell’amore?
La salute. Senza ombra di dubbio. Essere sani con la mente e col fisico ti dà la grinta per amare come si deve, lavorare come si deve, vivere come si deve.

La tua casa brucia. Cosa salvi?
La mia famiglia. Che domande!

Se ti dico Italia…cos’è la prima cosa che ti viene in mente?
Disuguaglianza

La volta che hai riso di più?
Una notte , quando ancora lavoravo a Valencia, completamente ubriaco con amici, in giro a suonare ai citofoni delle abitazioni. Ero felice a Valencia. Ma non lo sapevo.

Una cosa che non hai mai capito della gente?
Perché la gente crea frontiere e confini? Sarebbe tutto più semplice senza.

Una cosa che volevi e non hai avuto?
Un lavoro

 In spiaggia raccogli qualcosa?
Da piccolo raccoglievo telline. Adesso mi piacciono i sassi levigati dalle onde. Cerco sempre quelli a forma di cuore.

 Quando hai visto per la prima volta il tuo libro cosa hai provato?
Una gran voglia di rileggerlo.

Cosa guardi in tv?
Non guardo la tv ma quando capita mi piacciono molto i programmi di cucina e di viaggi. Mi piace molto “BIZARRE FOODS”, dove c’è quel tizio che va in giro per il mondo ad assaggiare l’impossibile.

Se guardi il cielo cosa pensi?
Alle forme stravaganti delle nuvole.


GRAZIE, a Vincenzo per la simpatia e la collaborazione. Inutile dirvi che vi consiglio il suo romanzo. Una storia che non vi lascerà indifferenti. Buona vita, gente! 



venerdì 24 luglio 2015

IL REGNO DEGLI AMICI di RAUL MONTANARI


Non avevo ancora letto niente di Raul Montanari.
Ho comprato il libro attirato dalla copertina (un salto nel vuoto) e dal titolo (la parola "amici" ha per me un suono particolare... io che ho sempre sofferto - o cercato - la solitudine). Ho sbirciato anche la sinossi in quarta di copertina e ho deciso che era arrivato il momento di fare la conoscenza con questo scrittore. 
Metteteci pure che la storia è ambientata a Milano nell'estate del 1982 (quella dei Mondiali vinti in Spagna dall'Italia) e che si tratta di un romanzo di formazione e il gioco è fatto (io, in quell'estate, avevo la stessa età dei protagonisti della storia e quindi vai con i rimandi, i riflessi, i ricordi di un mondo che semplicemente non esiste più... per me, per molti.)
Il romanzo l'ho letteralmente divorato (scrittura fluida che ti porta lontano e ti trascina con sé come le acque fangose del naviglio della Martesana dove si svolge la storia) e ho amato subito i tre personaggi principali, Demo, Elia e Fabiano, tre adolescenti che scoprono una casa abbandonata sulle rive del naviglio Martesana appunto, e lo eleggono a loro rifugio segreto dove bere, fumare, ascoltare musica usando un enorme radione grigio Aiwa, parlare del mondo e delle cose più sceme e incredibili, o dove ammazzarsi di seghe guardando riviste porno senza la paura di venire scoperti dalla mamma o da una sorella. 
Un luogo segreto che loro chiamano IL REGNO DEGLI AMICI. Un posto dove tutto è possibile e dove si può provare a giocare con la propria gioventù, pensando all'età adulta come a un luogo prossimo, ma ancora lontanissimo. 
Qui, sulle rive del naviglio, incontreranno una strana ragazzina che pesca con una rete i pesci che si muovono nelle acque torbide. Pesci che cucina sua madre. Vivono insieme dentro un camper e lei dorme tra i rami di un'acacia dove ha sistemato un materassino gonfiabile. Non ha ancora 14 anni, veste con una salopette e una maglietta rossa, e inchioda le fantasie degli amici del Regno con due bellissimi occhi verdi. Occhi pieni di sapiente ironia ribelle.
Il romanzo racconta questo. L'incanto dell'amicizia, lo stupore del primo innamoramento, la tensione e la gelosia che può spezzare il legame magico tra due amici inseparabili, il mistero dell'ignoto, la paura di quello che si muove nell'ombra. Arriva anche il Velardi, il fratello minore di Cosimo, un delinquente che si accompagna con uno jugoslavo di nome Svetozar, e rispetto a tutti loro sembra quello più saggio, attento, scrupoloso. Quello che osserva e capisce tutto anche delle cose non dette, delle strette di mano improvvise, delle carezze rubate, degli appuntamenti segreti.

Non voglio raccontare molto di più del romanzo. Posso solo dire che la storia, narrata da un Demo adulto che ha superato ormai i trent'anni, ci illustra con spietata lucidità e poesia, la perdita dell'innocenza. Un grande romanzo per uno scrittore che non potrò più fare a meno di leggere per la sua immensa capacità di farti entrare dentro la pagina con una tecnica che posso solo ammirare e invidiare. 

Regalatevelo per un viaggio nel tempo che non dimenticherete. Quando non esisteva il cellulare, il wi-fi, il CD, il personal-computer, i blog, internet, facebook e tante diavolerie moderne. Un tempo dove si era felici anche senza un display sempre fisso davanti agli occhi e dove la cosa più eccitante che ti poteva capitare di scoprire in casa era il catalogo Postal-Market, ovviamente sezione biancheria intima.

giovedì 16 luglio 2015

SERIAL KINDER di WILLIAM SILVESTRI


Vi piace leggere storie piene di serial-killer, gente ammazzata, segreti inconfessabili, rituali di morte terribili e spiazzanti, commissari un po' troppo veloci di mano e donne belle e misteriose?
Beh, allora il romanzo SERIAL KINDER, edito da Watson Edizioni, dovrebbe fare per voi.
Se poi siete anche amanti di uno stile veloce, ironico e super-citazionista, allora è proprio il VOSTRO ROMANZO!

Ho finito di leggere questa opera prima di William Silvestri nella calura di un'estate spietata. Aiutato da un condizionatore che mi ha permesso di sniffarmi le ultime 50 pagine senza tergermi di continuo il sudore dalla fronte. Cinquanta pagine che sono volate via in un soffio piacevole e mi hanno svelato il mistero nascosto dietro l'enigmatica figura di Donato Cozzolino, il famoso serial-killer dell'ovetto Kinder, che in passato, prima di morire bruciato vivo in carcere, aveva firmato i suoi omicidi con un ovetto giallo infilato nelle cavità anali o vaginali delle sue vittime, dove dentro, gli inquirenti, rinvenivano sempre un biglietto con su scritto: "Uccidere è bello!"
Cozzolino è morto da diversi anni ma un giorno, una ragazza brasiliana, amante dell'Avvocato, un vegliardo vecchietto socio, insieme a tre anziani amici, di un club privato dove si balla e ci si diverte, viene trovata morta dentro il locale, smembrata e con l'ovetto infilato nella cavità vaginale. 
Il ricordo delle gesta di Cozzolino torna subito a galla nella mente del commissario Joe Duraccio che riuscì a catturarlo anni prima, assicurandolo alle patrie galere. Anche la stampa nazionale batte il ferro finché è caldo e si domanda se si possa trattare di un emulo del famoso serial-killer o se dietro la morte di Cozzolino ci sia nascosto qualche enigma ancora da svelare.
L'Avvocato, insieme ai suoi soci (il Cavaliere, Don Gennaro e Peppe ‘o Mericano) inizia a indagare. 
Il commissario Duraccio si convince che l'autore dell'omicidio è Francesco Gori, il figlio di Beppe l'Americano, quando nella sua casa, perquisita dopo aver accertato che c'è stato un alterco tra il giovane e la vittima pochi giorni prima dell'omicidio, trovano tantissimo materiale sulla vita e le gesta di Donato Cozzolino.
Chi si ostina a non credere a questa verità è il padre di Francesco e la sua squinternata compagnia di amici-detective.

Un romanzo leggero e forte (alcune scene sono davvero crude e descritte senza troppi giri di parole). Un romanzo ironico e crudele (strappa più di un sorriso). Un romanzo che va oltre i limiti del genere raccontando un'umanità sbandata, confusa e dolente.

Lo consiglio a chi vuole passare delle ore piacevoli sotto l'ombrellone senza troppi pensieri. Ottimo.

lunedì 13 luglio 2015

IL LIBRO FANTASMA


Il mio ultimo romanzo è uscito esattamente un mese fa e dopo un mese mi rendo conto che non ho scritto un libro di fantasmi ma, più esattamente, un libro fantasma. 
Ho deciso di scrivere questo post per spiegare alcune cose e per rispondere a tutte quelle persone che mi fermano per chiedermi dove possono trovare il romanzo e perché il romanzo non si trova in quella libreria specifica dove loro sono da sempre abituati a comprare. 

La Watson Edizioni, la casa editrice che ha pubblicato IL CLAN DEI CARI ESTINTI, non è rappresentata da un grande distributore perché è una scelta troppo onerosa per una piccola casa editrice. La distribuzione è indipendente e si basa sulla volontà delle librerie indipendenti di puntare su una casa editrice nuova. Ovviamente ci sono anche le librerie online - un modo sempre più diffuso per scegliere e comprare i libri con un semplice click da casa - ma le librerie indipendenti (tralasciando gli eventi organizzati dalla stessa casa editrice e il negozio online presente nel sito della Watson) restano - o dovrebbero restare - il punto di forza di un discorso che mette in campo coraggio, passione e curiosità. 
Ho inviato personalmente una lista di librerie al mio editore per un contatto diretto con le medesime per chiedere se desideravano portare il romanzo nel loro punto vendita (tutte librerie che conosco e che hanno già venduto il mio primo romanzo). Le risposte ricevute sono state disarmanti. Solo due librerie forse prenderanno il romanzo. Tutte le altre hanno risposto con un vago "ne riparliamo a settembre". Il problema non riguarda solo me, ovvio, ma riguarda tutti gli autori che pubblicano con le piccole case editrici e non riescono a conquistarsi un posticino tra l'ultimo di Bruno Vespa e l'esordio letterario di Moreno. Ovviamente un libraio fa le sue scelte e nessuno può sindacare sulla politica di una libreria che decide in piena libertà cosa vendere e cosa no. Quello che non capisco è l'ambiguità del messaggio quando qualcuno entra in queste librerie per chiedere IL CLAN DEI CARI ESTINTI e si sente rispondere:
"Non ne sappiano nulla...."
"Guardo sul computer ma non risulta da nessuna parte..."
"Qui non è passato nessuno a proporcelo..."
"Lo abbiamo finito..."
"Deve arrivare..."

Ecco, vorrei dire a chi mi legge, che le cose non sono esattamente così. Se il libro non lo trovate a Sassari o ad Alghero (non parlo delle altre città), molto probabilmente non è perché è finito o perché deve ancora arrivare, e non dipende neanche dal fatto che IO o chi per me non è mai passato in quella libreria per pubblicizzare l'uscita del romanzo. No, dipende solo dalla scelta del libraio di non ordinarlo per motivi tutti suoi. Quindi rispondete pure al libraio che cade dalle nuvole che basterebbe entrare nel sito della casa editrice per contattare direttamente l'editore e ordinare tutte le copie che desidera. Procedura che un libraio coraggioso, passionale e curioso, dovrebbe conoscere se non vuole limitarsi a vendere i tomi di Bruno Vespa e Moreno (che immagino vendano e vendano anche bene!)

Quando uscì il mio primo romanzo portai personalmente a una di queste librerie la scheda del libro e avvisai che sarebbero stati contattati dal responsabile della casa editrice nei giorni seguenti. Nonostante il contatto - e la gentilezza nei miei confronti - non ordinarono il libro. A chi passava a chiederlo toglievano fuori scuse assurde e temporeggiavano. Alla fine, spinti dalle numerose richieste, furono costretti a contattare la casa editrice per ordinare il libro. Comportamento che si è ripetuto preciso preciso con il secondo. Vedremo, quindi, se l'ordineranno a settembre perché non sapranno più cosa rispondere ai clienti che chiederanno IL CLAN DEI CARI ESTINTI.

Poi, per fortuna, ci sono le librerie pazze o virtuose, non so più che pensare, che invece hanno ordinato il libro immediatamente.
Cyrano ad Alghero.
Libreria Azuni e Koinè a Sassari.
Koinè a Porto Torres.

Grazie quindi a Emiliano, Elia, Luca e Aldo.

Tutte le altre?
Hanno paura dei fantasmi... mettiamola così! 

giovedì 2 luglio 2015

IL VIAGGIO DI SAD


Il tempo vola e non mi rendo mai pienamente conto di quello che succede.
Quanti giorni sono passati dalla nascita ufficiale di Sad?
Il lavoro mi assorbe quasi tutto il tempo e IL CLAN DEI CARI ESTINTI, il mio secondo romanzo, cammina con le sue gambe, gira il mondo, va al mare, sale sui treni, prende una corriera per raggiungere un posto lontano, arriva nella portineria di un palazzo, si trasforma in un pacco regalo per qualcuno.

Tutto bello. Tutto strano.

Arrivano i primi commenti, i primi pareri, i primi giudizi e per ora, e sottolineo per ora, sono stati tutti positivi. 
Sono affezionato a Sad e la sua storia nasconde per me un valore speciale che ho provato a svelare durante la prima presentazione. 
Lo farò ancora, perché le storie non nascono sotto i cavoli e non cadono dalle stelle, ma germogliano sempre da semi interrati nelle profondità oscure dell'inconscio.
Incontri, partenze, amori, sogni, speranze, fantasie impossibili.
Una mappa di incroci che definire infiniti è sicuramente limitante.

Sono felice?
No, non lo sono.
Direi che sono scombussolato e incredulo.
Ecco, questo lo posso dire con certezza.
Lasciare andare per il mondo un pezzo di sé non è facile.
Ci si mette in gioco e quando il gioco diventa duro, si sa, i duri non si tirano indietro. 

La prossima presentazione sarà il 9 luglio ad Alghero - città che mi sopporta da 15 anni - alla libreria Cyrano. Con me ci sarà Lalla Careddu - perfetta complice - e spero tanti di voi, pronti a farmi sentire meno solo.

Uscire con una piccola casa editrice è un salto coraggioso nel vuoto.
Si deve investire in entusiasmo e in voglia di fare.
I libri non sono ovunque... i libri si devono desiderare e cercare.
Siamo piccolissimi... ma non siamo di certo invisibili.

Grazie ancora a tutti gli amici lettori che con la loro scelta mi hanno confermato ancora una volta che non si scrive solo per se stessi.

Ci vediamo il 9!

L'illustrazione è di Jonathan Fara. Bella vero?

giovedì 28 maggio 2015

IL CLAN DEI CARI ESTINTI di CARLO DEFFENU


Sono passati due anni dall'uscita del mio primo romanzo. Due anni? Mamma mia, se ci penso mi tremano i polsi, sembra accaduto tutto l'altro ieri. E invece il tempo è passato. Noi siamo andati avanti e nel silenzioso antro dove scrivo qualcosa è successo. 
Dopo due anni viene alla luce un altro "figlio". 
Un figlio speciale per diversi motivi personali. Ne parlerò alle presentazioni... se sarà il caso... e svelerò qualche segreto sulla genesi de IL CLAN DEI CARI ESTINTI
Inizia così una nuova avventura con una nuova casa editrice. 
Ho traslocato alla WATSON EDIZIONI. Casa editrice di Roma che mi ha scelto e io ho scelto con gioia ed entusiasmo.
Ho impiegato più di due anni per scrivere la storia di Sad, il ragazzino protagonista del romanzo. Iniziata la stesura il 2 novembre del 2012... il lavoro è stato "chiuso" il 4 marzo del 2015. Un'impresa titanica per una storia che è nata spinta da un soffio speciale. Qualcuno mi ha protetto, ispirato e seguito con ironica partecipazione. E io sono immensamente grato a questa guida invisibile. E se non credete ai fantasmi... peggio per voi... non sapete cosa vi perdete! 

Il libro arriverà nelle librerie reali e online il 10 giugno. Un'altra curiosa coincidenza. Anche il romanzo precedente uscì in questa data. Ma, se il primo parlava di luce e di estate (sebbene le ombre non mancassero e fossero nerissime), nel secondo l'estate è lontana e le ombre sono sempre più fitte e imprevedibili. 
Anche questa volta un romanzo corale. Tanti personaggi. Un mistero. Uno sguardo particolare sulla realtà e un viaggio difficile da immaginare nel silenzio della propria cameretta.

Spero vi piaccia. Io l'ho scritto con gioia. 

Attendo un vostro parere sincero.

Il viaggio sta per iniziare... e non è assolutamente vero che non si può tornare indietro.

Stay tuned!

venerdì 17 aprile 2015

CAFONERIE COMMERCIALI



Fila alla casa del market dove abitualmente faccio la spesa. 
Una signora anziana con i capelli cotonati ha occupato tutto lo spazio disponibile per caricare le buste con il suo cestino rosso, la sua spesa e le sue buste personalizzate. Parla a raffica con la cassiera chiedendo delucidazioni sul concorso nuovo e non si sposta e non imbusta e non lascia passare gli altri clienti. Parla a mitraglia, se la ride da sola e tu... in fila... aspetti paziente che la signora si decida a parlare e agire nello stesso momento. 
Arrivato il mio turno - la signora è appena uscita - il ragazzo davanti a me, che doveva pagare solo un pacco di rasoio, rivolgendosi alla cassiera le fa: "In bocca al lupo!"
La cassiera sorride e dice: "Fa sempre così. Mi chiede sempre le stesse cose e non si rende conto che non può bloccare la fila."
Io intervengo dicendo che quando si lavora con il pubblico devi un po' farti crescere il pelo sullo stomaco o altrimenti esci di testa. La cassiera mi da ragione e inizia a elencarmi una sfilza di comportamenti assurdi. 
Io ascolto, curiosissimo: a quanto pare, l'affronto più grande che puoi fare a una cassiera, è quello di entrare in un market Sigma e chiederle se puoi appoggiare le buste - PIENE!!! - della catena Eurospin sul rullo della SUA cassa. 
"Faccio in un attimo!... E poi, la maleducata, sparisce nei corridoi del market e quando ritorna ha comprato solo una confezione di varechina perché da noi è in offerta e costa meno! Ma ti rendi conto???"

Io annuisco e dico solo: "Cafonerie commerciali!"